30.04.2008
Primo maggio 2008: sono cinque le priorità del mondo del lavoro

Primo maggio in sordina, primo maggio di riflessione? Questa ricorrenza un po’ retorica può essere il momento di una riflessione non ideologica su quelle che sono le priorità del mondo del lavoro, un mondo del lavoro frammentato, diviso tra chi ha un lavoro dipendente a tempo indeterminato e chi ha solo esperienze di lavoro temporaneo. Il futuro del lavoro sarà più intraprendente, ma intanto le cose da fare subito sono piuttosto chiare.

  1. La prima è quella del completamento della riforma del lavoro. Nel lungo cammino delle riforme, molto s’è fatto ma molto resta ancora da fare. Non servono nuove leggi per riformare il mercato del lavoro. Si tratta semmai di completare il quadro esistente, con provvedimenti applicativi. Sia la legge Treu del 1997 che la legge Biagi del 2003, a partire dallo stesso Libro bianco, hanno disegnato l’architettura della riforma del mercato, che oggi va completata. Da un lato, va meglio chiarito l’uso delle diverse formule contrattuali di flessibilità, per evitare abusi o utilizzi scorretti; dall’altro va definitivamente chiarito il ruolo del contratto a tempo determinato; dall’altro ancora va ripresa l’attenzione, con le relative risorse, per il rilancio della Borsa lavoro, strumento fondamentale non solo di “matching” domanda-offerta di lavoro, ma come strumento di interazione e di erogazione di servizi a persone e imprese.
  2. La seconda operazione da compiere è quella dell’introduzione di un moderno sistema di ammortizzatori sociali, sia in termini di ammontare delle indennità di disoccupazione sia soprattutto nel rafforzare i servizi all’impiego, pubblici e privati, perché possano efficacemente accompagnare i bisogni di imprese e persone. La costruzione della rete dei servizi è la linea strategica di grande respiro, che permette di intervenire sia nei fabbisogni delle imprese sia nella ricerca di un nuovo lavoro da parte delle persone sia nei periodi di vacanza tra un lavoro e l’altro sia nelle strategie di cambiamento e ricollocazione professionale. La dimensione territoriale delle reti diventa un asse strategico imprescindibile.
  3. La territorializzazione dei servizi al lavoro e delle reti è il segno del cambiamento culturale che a livello europeo, a partire dal Libro verde, sta andando in questa direzione. La sintesi dell’intervento è quella dello spostamento della difesa dei diritti del lavoro dal posto e dalla tipologia contrattuale al territorio e alla rete. Il diritto al lavoro diventa così sempre di più diritto ai servizi al lavoro, che si manifestano in una rete efficace di servizi di accompagnamento, pubblici e privati, che agevolino le strategie delle persone e quelle delle imprese. Integrandoli con una rivisitazione del sistema dei diritti e delle tutele per tutti i cittadini, indipendentemente dal tipo di rapporto di lavoro posseduto. L’orizzonte su cui uniformare culture e comportamenti resta quello disegnato dalla Conferenza di Lisbona. L’Italia deve raggiungere al più presto i target definiti, che riguardano in particolare il tasso di occupazione generale del 70% (siamo oggi al 58-59%); il tasso di occupazione femminile del 60% (siamo oggi al 46,9%); e il tasso di occupazione degli “over 55” che dovrà essere del 50% (siamo oggi sotto il 32%). Più che ripartire con altre nuove battaglie ideologiche su “staff leasing”, “job on call” e “Articolo 18”, varrebbe la pena sedersi tutti attorno a un tavolo per definire come raggiungere questi obiettivi.
  4. La questione ormai esplosa a cui è imprescindibile porre mano è, infine, la cosiddetta questione salariale. Ripetutamente annunciata, ora è esplosa. Va ricordato che, grazie alla concertazione, in questi 10-15 anni vi è stato un “trade off” tra creazione di nuovi posti di lavoro e moderazione salariale. Così, a fronte della creazione di oltre tre milioni di posti di lavoro ha corrisposto una relativa immobilità dei salari che, sotto i colpi della speculazione finanziaria e della congiuntura internazionale, si sono robustamente assottigliati. La questione va presa di petto. Da un lato è necessario agire in emergenza, lavorando sull’aumento della fiducia, con iniziative rivolte ai redditi più bassi, compresi quelli da pensione; dall’altro lato, va introdotto un modello contrattuale nuovo, che metta in correlazione positiva aumenti salariali e incrementi di produttività.
  5. La quinta questione è quella della sicurezza e delle morti sul lavoro. Non a caso i sindacati hanno dedicato le manifestazioni del primo maggio a questo tema. La sicurezza è cultura della protezione e del rischio, formazione, norme più adeguate e, soprattutto, controlli rigorosi. Abbiamo una delle migliori leggi al mondo, ma siamo l’ultimo Paese in Europa sul tema sicurezza. E se oltre ai controlli vi fosse anche un problema di sanzioni? Che cosa ne pensano le imprese che rispettano le regole?

Sono queste le cinque priorità su cui impostare una discussione bipartisan. Scrivete il vostro parere, cliccando sul tasto “Contatti”.